giovedì 5 gennaio 2017

Promo&Polemiche

Esiste qualcosa più di cattivo gusto della pubblicità di Sanremo in cui i feti in pancia di tre donne in dolce attesa cantano a squarciagola "Non ho l'età" di Gigliola Cinquetti?
Ora, Sanremo è Sanremo e difficilmente rappresenta - lo sappiamo - il regno della finezza.
E non sarebbe nemmeno questa, a dire il vero, la sua missione, essendo programma generalista e nazional popolare per eccellenza.
Ma a chi è venuto in mente di rappresentare così il promo della kermesse canterina? Si inneggia forse ancora una volta al tanto discusso "fertility day"? Come se non bastassero le gaffes del Ministro Lorenzin, pronta ad impallinare i trentenni senza figli.
Ma soprattutto, a chi si rivolge questa pubblicità? A chi vuole parlare?
A scanso di equivoci, però, gli autori di questo promo si sono messi l'anima in pace con un tocco di politically correct, dal momento che uno dei tre feti (e relativa mamma) ha la pelle scura.
Va bene l'adagio "purché se ne parli", ma qui sembra troppo.
Personalmente, la prima volta che ho visto lo spot sono rimasta a bocca aperta dallo sconcerto.
Ma, magari, la si può vedere anche diversamente e qualcuno dice: lo spot è avanti, è una brillante idea, anche se non originale, visto che riprende il video di Teardrop dei Massive Attack.

Che ne pensate?

martedì 27 dicembre 2016

To George. By Frank.


Pubblicata nel 1990 dal Lo Angeles Times, la lettera è stata ripresa oggi da un Tweet della giornalista Catherine Rampell, a seguito della morte di George Michael, avvenuta il 25 dicembre 2016.

giovedì 22 dicembre 2016

Christmas Advert/3



Continua il viaggio tra le più belle pubblicità di questo Natale 2016.
Oggi approdiamo ad un vero e proprio short musical, by Sainsbury's.
Un papà troppo impegnato trova il modo per trascorrere più tempo con la propria famiglia.
Perché...  "Christmas is for sharing"!

lunedì 12 dicembre 2016

Christmas Advert 2016/1

Come da tradizione, Chi più ne ha più ne metta ogni Natale segue con particolare attenzione le pubblicità natalizie del mondo anglosassone, curate come dei piccoli film, delle chicche da non perdere.
Cominciamo con John Lewis, la catena di negozi made in London! Enjoy! 

lunedì 28 novembre 2016

#SìoNo

Anche "Chi più ne ha più ne metta" ha deciso di affrontare il tema della Riforma Costituzionale, che siamo chiamati a votare la prossima domenica, 4 dicembre 2016.
E lo fa con l'aiuto di due esperti, il costituzionalista Mauro Volpi (docente all'Università di Perugia) ed Oreste Massari (professore di Scienza politica all'Ateneo "La Sapienza" di Roma). Il primo a favore del "no", il secondo favorevole all'opzione del "sì".
I due hanno risposto ad una breve intervista esclusiva per questo Blog. Le domande poste sono le stesse per entrambi, così come lo spazio per le risposte.
Ecco le loro opinioni!

MAURO VOLPI: perché voto NO a questa riforma

1)   Qual è l'aspetto che meno apprezza della riforma? 
Il prof. Mauro Volpi
Nel metodo la riforma è stata parte integrante del programma politico del Governo ed è stata approvata dalla sua maggioranza. In questo modo la Costituzione viene trasformata da casa comune in atto politico di parte. Nel merito darebbe vita ad un Senato non più eletto dai cittadini, con consiglieri regionali e sindaci che cumulano le cariche e che produrrebbe sicuri conflitti con la Camera. Infine la riforma salva i privilegi (e gli sprechi) delle Regioni a statuto speciale.

2)   C'è un aspetto che apprezza della riforma? 
 Vorrei votare per l’abolizione del CNEL, ma non posso farlo perché la riforma modifica insieme 47 articoli della Costituzione, violando la libertà di voto dei cittadini, che possono solo dire No o Si a tutto. La riduzione dei costi della politica, esaltata con toni qualunquistici, è risibile. La mancata riduzione del numero dei deputati dà un peso abnorme alla maggioranza artificiale creata dall’Italicum nel Parlamento in seduta comune che elegge il Presidente della Repubblica e altri organi di garanzia.

3)   Qual è il suo giudizio complessivo del testo di riforma?  
È una “deforma” che stravolge la Costituzione anziché fare gli aggiornamenti necessari. Usa un linguaggio incomprensibile dalla maggioranza dei cittadini. Il suo senso complessivo è la centralità del Governo a scapito della rappresentanza e della partecipazione. La forma di governo parlamentare viene trasformata in “premierato assoluto” con un “capo” del Governo investito dal popolo che deciderà di tutto senza i necessari contrappesi. Infine la deforma ricentralizza il potere a scapito delle (sole) Regioni a Statuto ordinario e attribuisce al Governo il potere di decidere “grandi opere” senza tenere conto della opinione delle comunità coinvolte.

4)   Ritiene che la riforma sia, o meno, una priorità nell'attuale panorama politico - istituzionale italiano? Perché? 
La vera priorità: riforme strutturali per migliorare le condizioni di vita dei cittadini e dare lavoro ai giovani anziché pregiudicare i diritti al lavoro, alla salute, allo studio, all’ambiente. Non serve una “grande riforma” della Costituzione, come i fallimenti precedenti dimostrano, ma aggiornamenti per far funzionare meglio le istituzioni e tutelare i diritti. Ci vuole una grande riforma della politica che non deve più parlare alla pancia, ma alla mente e al cuore delle persone.


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ORESTE MASSARI: perché voto Sì a questa riforma

1) Qual è l'aspetto che più apprezza della riforma? 

Il prof. Oreste Massari 
La radicale correzione della riforma del 2001 del titolo V della Costituzione, relativa ai rapporti tra Stato e Regioni, con l’eliminazione della legislazione concorrente – che aveva dato luogo a un interminabile e numeroso contenzioso davanti alla corte Costituzionale – e l’inserimento della clausola di supremazia in capo allo Stato allo scopo di far prevalere l’interesse pubblico nazionale sugli interessi, pur legittimi, locali.  E’ una risistemazione più razionale dei rapporti Stato-Regioni, superando le degenerazioni del federalismo leghista. 



2) Qual è l'aspetto che meno apprezza della riforma? 
La composizione e le funzioni del Senato.  Fare i consiglieri o i sindaci e poi svolgere contemporaneamente le funzioni di senatore è un compito difficilmente svolgibile, se non a detrimento o dell’assemblea regionale o del Senato.  Il Senato, inoltre, non è fondato sulla rappresentanza delle Regioni, come avviene nel Bundesrat, ma sulla rappresentanza partitica. 
I senatori si devono poi occupare d’importanti leggi, come quelle costituzionali, quelle relative ai Trattati UE – quindi ben al di là della funzione di raccordo tra Stato e autonomie locali – ma in questo no rappresentano più la nazione!

3) Qual è il suo giudizio complessivo del testo di riforma? 
La riforma contiene molte luci e molte ombre, ci sono molte contraddizioni, molti pressappochismi, ma complessivamente mi pare che i pro superino i contro. Tra gli elementi positivi occorre citare la previsione del giudizio preventivo delle leggi elettorali, l’introduzione dei referendum propositivi e d’indirizzo, la possibilità di avere un quorum più basso per i referendum abrogativi, il vincolo dato alle Camere di esaminare le leggi d’iniziativa popolare, ecc. Sono queste ultime tutte innovazioni che potenziano la partecipazione popolare, legandola più strettamente alla possibilità che quest’ultima pesi nella sfera decisionale. 

4) Ritiene che la riforma sia, o meno, una priorità nell'attuale panorama politico -
istituzionale italiano? Perché? 
Certamente è una priorità, in quanto permette una maggiore semplificazione e razionalizzazione nel circuito rappresentanza-governo, dando a quest’ultimo gli strumenti – come la corsia preferenziale, ma limitando l’abuso dei decreti legge – per svolgere al meglio le sue funzioni di esecutivo. L’approvazione della riforma è, inoltre, un passaggio importantissimo per l’immagine che l’Italia offre di sé al mondo intero, dimostrando di essere in grado di affrontare le varie sfide, sia sul piano delle riforme istituzionali, sia conseguentemente di quelle economico-sociali. La vittoria del No sarebbe interpretata dall’opinione pubblica mondiale come il terzo atto della rivolta antiestablishment, dopo la Brexit e dopo la vittoria di Trump.